Secondo la Suprema Corte il genitore che cerca di manipolare il figlio nei confronti dell’altra figura genitoriale, spinto da una grave forma di conflittualità con la quale vorrebbe annullare l’altra figura genitoriale, corre il concreto rischio di perdere sia l’affidamento che il collocamento del figlio.
È intento della Suprema Corte proteggere i minori dalle dinamiche disfunzionali che inducono a gravi agiti manipolatori nelle separazioni conflittuali, tendenti a deprivare la prole di uno dei propri genitori. Ed infatti tali manipolazioni sono contrari al fondamentale diritto dei figli alla bigenitorialità e a potere sempre usufruire di significativi rapporti costanti e continuativi nel tempo con entrambi i genitori e potere contare sul loro affetto, sulle loro cure, educazione, assistenza, istruzione e quant’altro.
Già il grande neuropsichiatra infantile, prof. Bollea evidenziava a chiare lettere come:
"per una sana ed equilibrata crescita psicofisica dei figli sia importante la presenza di entrambe le figure genitoriali che, nella loro peculiarità precipua, sono fondamentali per la prole."
D’altra parte viene chiarito che Il fatto che un figlio dichiari di non voler vedere un genitore non è sufficiente a giustificare l'esclusione di quest'ultimo o il collocamento esclusivo presso l’altro. Il giudice ha il dovere di andare oltre la superficie per comprenderne le reali ragioni e, pertanto, se queste sono rappresentate dal fatto che uno dei due genitori ostacola il rapporto del figlio con l’altro genitore, deprivandolo dalla sua presenza attiva nella sua vita, il genitore manipolatore rischia concretamente di perdere sia l'affidamento sia il collocamento.
Bisogna tutelare i minori e mettere un concreto freno all’utilizzo dei figli come armi di belligeranza nei conflitti di coppia. Questo condizionamento causa gravi conseguenze per lo sviluppo affettivo-relazionale dei minori.
Questa ordinanza della Suprema Corte sottolinea e puntualizza come il diritto alla bigenitorialità sia fondamentale per l'equilibrio psicologico dei figli e che va tutelato da ogni forma di manipolazione.
Pertanto nel caso in esame la Cassazione ha respinto il ricorso di una madre che tentava di manipolare il figlio adolescente e di metterlo contro il padre. La donna ha perso non solo l'affidamento del figlio, ma anche il suo collocamento, in quanto andrà a vivere con il padre.
Con una articolata motivazione di ben 19 pagine, la Suprema Corte ha spiegato, altresì, che:
"l'ascolto del minore - infradodicenne - e le dichiarazioni rese dallo stesso, anche quando ricorrano elementi tali da ritenere che siano pronunciate con consapevolezza, non possono costituire l'esclusivo elemento in base al quale valutare il superiore interesse del minore per assumere la decisione richiesta, in un quadro di rapporti familiari altamente conflittuali, nell'ambito dei quali siano stati provati - come nel presente caso - comportamenti manifestamente ostativi, ostruzionistici e manipolativi da parte di un genitore finalizzati a limitare molto l'esercizio della bigenitorialità dell'altro, comportamenti tra l’altro non risultati recessivi nemmeno a seguito dei molteplici provvedimenti giudiziari emessi sin dal primo grado e rimasti in gran parte inattuati da parte della madre."
Per saperne di più contattare l’avv. Margherita Corriere.
Scarica l'ordinanza n. 20033/2026 della Corte Suprema di Cassazione, Sezione I Civile